Gestalt e Arteterapia

L’Arteterapia è una relazione d’aiuto. Che sia pittura, scultura, danza o teatro, a prescindere dal mediatore artistico che si utilizza, perché lo strumento principale di ogni arteterapeuta è aiutare la persona a concentrare l’attenzione sul valore interiore dell’esperienza, sul processo creativo, per riprendere contatto con la propria essenza e accompagnarlo con una vicinanza emotiva in questa immersione personale, affinché possa emergere ciò che sente.

E’ un validissimo strumento di aiuto e auto- aiuto. Tante volte non avrei saputo incontrare i miei bisogni e i miei desideri se non mi fossi lasciata andare  a quel colore, a quel movimento, senza aspettative, ma solo con un bisogno urgente di esprimermi in un modo che se fosse stato verbale mi avrebbe ingannata e allontanata da me. Perché mi avrebbe rimessa nel mio solito copione comportamentale. Si tratta di sopravvivenza a volte.

Nella mia formazione ho incontrato prima l’Arteterapia e ho scoperto la possibilità di allenarmi a prestare attenzione a ciò che sento, alle mie emozioni, di allenarmi ad essere presente a me stessa.  Perché non posso fare delle scelte mie se non so cosa sento. A volte sembra scontato desiderare ciò che desiderano gli altri per te e sganciarsi da questa concezione per atterrare nel tuo mondo interno non è facile. Hai paura del vuoto e ti giudichi, sei talmente tanto abituato ad identificarti nelle aspettative e nei bisogni degli altri che temi profondamente di non trovare niente di veramente tuo. Ma ciò che ti ripaga dell’ angoscia di non sapere è che quando decidi di entrare nel flusso creativo ti senti infinitamente vivo e acceso, presente, con tutto te stesso e non sai dove stai andando, ci vuole una buona dose di coraggio, perché sei totalmente nell’improvvisazione. Come nel gioco, la creatività è fare senza scopo, per il piacere di farlo e se riesci a entrare con questa intelligenza emotiva ne ricavi qualcosa di interessante, incontri strade nuove e scopri  possibilità e risorse che non avresti considerato. Ci sono momenti di vuoto che sopporti o momenti in cui vorresti arrenderti, momenti in cui ti senti nudo e fragile, ma se riporti a te stesso la consapevolezza che questo fa parte del processo che stai vivendo, riesci ad accogliere il dolore o la frustrazione tanto da rimanere li ed aspettare e poi comprendi che la fragilità non è una debolezza, ma è la condizione dell’essere umano ed è proprio lei che ci protegge, perché ci fa ascoltare quello che proviamo, quello che siamo, nel corpo e nel cuore.

Successivamente e in modo del tutto conseguente e naturale ho incontrato la Gestalt e ho scoperto che le due sono sorelle, complici, complementari. La Gestalt t’insegna a vivere creativamente, ti insegna che creatività è distruggere e ricostruire secondo le tue regole, rischiando di sbagliare, di non sapere, ma essendo disposto a seguire la tua saggezza interna, i tuoi desideri. Andare verso un processo creativo come autocura è un processo etico: vado verso qualcosa che ha senso e valore per me, non vado verso quello che è giusto. E questo mi riempie il cuore: andare verso me stessa. Gli esseri umani sanno nel corpo dove andare, hanno una saggezza interna che ha a che fare col buono e non col giusto, perché ognuno è diverso da un altro e il buono cambia da persona a persona. Cosa mi fa bene è fuori dalle righe, è un sentore, un sapore sottile che va ricercato, è un piacere organismico, non ha niente a che vedere con ciò che ho introiettato dall’esterno.

Non esiste la validazione degli altri in Gestalt , la mela devi masticarla tu, con i tuoi denti e decomporla fino a prendere da quel frutto ciò che tu desideri, sei tu che devi affermarti e solo poi gli altri possono riconoscerti. Volere la validazione dagli altri significa reiterare la dipendenza, cercare l’approvazione e assecondare le aspettative altrui. Questo è contro il senso di responsabilità  e di potere che ci rende liberi nella vita, che è quello che tutti cerchiamo e che è il focus della Gestalt. Tutte le volte che ho cercato di fare la cosa giusta compiacendo gli altri, non mi sono mai sentita sincera. Ed essere falso non significa affatto essere sbagliato, non penso ci sia un modo giusto o errato di vedere la vita. Essere falso è quando quello che fai non corrisponde a quello che senti che potrebbe essere non conforme o non adeguato alle circostanze, ma parla di te e negarlo significa soffocare la propria voce interna.

Solo quando mi ascolto e cerco di farmi spazio , mettendoci cuore e passione e accettando di sbagliare, di non essere nemmeno lontanamente perfetta, allora posso sentirmi intera ed essere davvero in contatto gli altri e forse anche d’ispirazione.

Gestalt ed Arteterapia sono connesse in quanto hanno entrambe l’obiettivo di rendere ciascuno consapevole di sé e capace di auto–aiuto. L’approccio gestaltico è incentrato sull’importanza di ciò che si sperimenta nel qui ed ora e tramite il processo creativo amplia la comprensione empatica, l’immaginazione e la vita prende vita. Attraverso l’espressione artistica-corporea, suoni, colori, forme, movimenti acquistano valore in quanto espressioni del nostro mondo interno al di là di ogni pretesa estetica e fuori da ogni pregiudizio, portando in modo diretto a entrare in contatto con la nostra autenticità.

Entrare nel processo creativo significa sospendere il giudizio, governare la mente, prenderne il controllo e decidere di mettere in gioco il proprio sentire, le proprie emozioni. E allontanare, almeno in quel momento, tutte le ossessioni ricorrenti, che a volte non sono altro che tutto quello che mi sono sempre sentito dire da bambino: non sei intelligente, non fai nulla di buono, non arrabbiarti, non muoverti.

Quando l’arteterapia e la Gestalt si integrano, l’arte diventa uno strumento per manifestare ciò che si vive nel momento così da vedere e sentire in modo concreto e tangibile.

Succede quando danzo, dipingo o modello fra le mani un pezzo di creta e sento una rabbia fortissima e invece di reprimerla o lasciarmi sopraffare la lascio esistere e continuo a muovermi ispirata da ciò che sento e mi fido del mio corpo finché mi accorgo che quell’emozione si trasforma, finito il suo ciclo e mi lascia un messaggio che è buono per me. L’atto creativo diventa un ponte tra l’interno e l’esterno e dalla creatività arriva al contatto per portarmi consapevolezza

Il punto è che al desiderio che senti  non puoi non prestare ascolto perché quando emerge chiede di esistere. Attraverso l’arte può allora prendere vita, diventare concreto: lo guardo, lo vedo, lo sento e decido cosa farci.

Laura Licandro